La parola “ITALIA” è rimasta solo un nome proprio?

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Tricolore, Unità Nazionale, Costituzione e Inno Nazionale sono identità e valori che non possono e non dovrebbero essere messi mai in discussione da nessuno, eppure siamo costretti spesso a vedere e sentire cose che ci dovrebbero far pensare e soprattutto far riflettere.
Oggi ascoltiamo, purtroppo proprio dalla voce di alti politici frasi come “Roma ladrona” (ma allora come sono classificabili quei lauti bonifici romani percepiti dagli stessi per pagare i loro stipendi?) o risposte come “diecimila persone sono pronte a difendere le regioni del nord”.
Il mio pensiero da ultimo dei calabresi, conta poco, ma mi viene spontaneo chiedere: dove è andato a finire il rispetto per coloro che hanno combattuto fino alla morte per fare dell’Italia una Repubblica Democratica dotata di una propria Costituzione?
Dove sono andati a finire i sacrifici fatti dai nostri meridionali emigrati al nord… e sono stati proprio tanti … tanti ormai conservano solo il cognome da meridionale, eppure vivono lì e sono Italiani.
E’ comprensibile l’orgoglio che ognuno ha per le proprie radici. Il Lombardo per la Lombardia il Ligure per la Liguria come il Calabrese per la Calabria. Sicuramente è una cosa positiva la rivalutazione della figura del “governatore” delle Regioni, ma tutto va visto nell’assoluto rispetto della nostra Costituzione e soprattutto nel rispetto dell’Unità Nazionale.
Si potrebbe anche condividere che un Ministro festeggi la festa della Repubblica in un’altra località diversa da Roma come rappresentante dello Stato (Italia), ma durante una manifestazione non è assolutamente ammissibile sostituire l’Inno Nazionale con altra musica.
Sostituire l’Inno è una cosa a mio modesto parere gravissima… “Il Capo dello Stato, i membri del Governo, i magistrati, le Forze armate e quelle assimilate prestano infatti giuramento di fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione come anche gli impiegati nella Pubblica Amministrazione” ed essendo l’Inno parte integrante dello Stato non può e non deve essere sostituito.
La stessa cosa vale per la Bandiera, per il nostro tricolore, che deve sventolare su tutti i Palazzi di Governo e delle istituzioni dal Nord al Sud con gli stessi colori e soprattutto con lo stesso calore.
Un partito può anche avere una sua bandiera a simbolo della propria identità, ma questa deve rappresentare solo ed esclusivamente l’identità di quel partito.
Il tricolore è la nostra Bandiera. Un esempio di tale rispetto ci è stato dato dalla Signora Lucia Massarotto che lo ha esposto per dodici anni dal suo balcone a Venezia in via di Riva Sette Martiri durante i “raduni del popolo padano” prendendosi gli insulti e la minacce. Oggi veniamo a sapere da una trasmissione televisiva che la signora Lucia dovrà lasciare l’abitazione che occupa dal 1985, il padrone di casa, infatti, le ha aumentato il fitto da 600 a 900 euro mentre lei ne guadagna 1000 lavorando part-time in un albergo di Venezia. Un illustre Senatur le disse inoltre il 16/9/1997 “Il tricolore… lo metta al cesso signora!” Che brutta cosa sentire o leggere quell’affermazione, soprattutto se detta da chi è un componente delle istituzioni.
Capisco che nell’euforia di accaparrarsi più consensi possibili si possano tirare in ballo gli “elmi”, si possono fare gite sul Po, giocare con l’acqua… ma dovrebbero rimanere solo manifestazioni goliardiche e propagandistiche di un colore politico, non si può arrivare a calpestare i valori sanciti dalla nostra Costituzione, a tutto c’è un limite…
Non dimentichiamoci che solo pochi anni fa (68/78) molte persone presero (per altri motivi e per altri colori “rosso e nero”) posizioni eccessive e sobillatrici che portarono poi a fenomeni “eversivi”. Vi furono lotte e vittime ingiustificabili e molti servitori dello “Stato” caddero per difendere le nostre attuali Istituzioni. Quante… troppe furono le corone deposte in “onore” di quei caduti per difendere la libertà e allora mi viene da gridare: PORTIAMO RISPETTO, RISPETTO E ANCORA UNA VOLTA RISPETTO.

Mi ritorna in mente, sempre più veritiera, la frase “La mia libertà finisce dove comincia la vostra” (Martin Luther King)

Ma questo è un altro punto di vista.

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