PARLAMENTO. TRA DICO, CONFLITTO D'INTERESSI E RIFORMA TV, I DDL RIMASTI NEI CASSETTI

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Non solo legge elettorale. Ma anche unioni civili, riforma del sistema televisivo, intercettazioni,conflitto di interessi, testamento biologico. E poi, divorzio breve, modifiche alle leggi sull'immigrazione e sulla droga, liberalizzazioni, doppio cognome dei figli. Sono solo alcuni dei Disegni di legge "più caldi" destinati a rimanere nei cassetti del Parlamento. Alcuni mai approdati in aula, altri in procinto di arrivarci, altri ancora rispediti in commissione, dopo l'approdo in assemblea. Tutti accomunati comunque da un esame travagliato per le divisioni tra gli schieramenti e all'interno delle stesse coalizioni.

LEGGE ELETTORALE
E' stato lo scoglio più duro sul quale si è infranta questa legislatura. Partita in commissione Affari costituzionali al Senato sotto i migliori auspici 'bipartisan', si è arenata sulla seconda bozza presentata dal relatore e il cui voto in commissione era previsto il giorno in cui il Senato ha votato la sfiducia al governo. La riforma è ai blocchi di partenza il 7 giugno 2006, per oltre un anno su discute su 28 ddl (più quattro petizioni popolari). Alla fine, due le proposte di testo base presentate da Enzo Bianco. L'ultima versione propone un proporzionale sul modello tedesco con sbarramento al 5% (con deroga territoriale al 7% in cinque circoscrizioni), collegi per metà uninominali e per metà con liste bloccate, obbligo di dichiarare le alleanze prima del voto. Entrambe le bozze incontrano resistenze trasversali tra i partiti.

RIFORMA COSTITUZIONALE
Sul testo di riforma costituzionale varato alla Camera dalla commissione Affari costituzionali il consenso (trasversale) in realtà, nonostante perplessità e rilievi da parte di Fi e la contrarietà del Pdci su alcune norme, si è andato consolidando nel tempo. Del resto, sulla riduzione del numero di parlamentari, sul Senato federale e sul rafforzamento dei poteri del premier difficile dissentire. In aula -tra ottobre e dicembre- passano i primi tre articoli, poi la riforma entra in stand by. A febbraio sarebbero riprese le votazioni.

CONFLITTO INTERESSI
Scontro campale in commissione Affari costituzionali per una decina di mesi, poi in aula alla Camera il silenzio: il conflitto di interessi, di rinvio in rinvio, di fatto è sparisce dall'ordine del giorno. E sì che il centrosinistra -del resto è stato un cavallo di battaglia per tutta la campagna elettorale- c'aveva puntato, presentando subito (già il 7 luglio 2006) un testo sottoscritto da tutti i capigruppo dell'Unione, Dario Franceschini in testa. Ma una volta in aula, neanche una votazione. Il conflitto di interessi è in lista d'attesa, dal luglio dello scorso anno.

UNIONI CIVILI
Partiti come Dico, i Diritti e doveri dei conviventi elaborati dai ministri Bindi e Pollastrini, nella commissione Giustizia di palazzo Madama sono diventati i Cus, i contratti di Unione solidale messi a punto dal relatore Cesare Salvi. Il testo base
incontra subito l'ostruzionismo cidiellino, in particolare di Forza Italia (che al testo presenta quasi un migliaio di emendamenti). Ma le polemiche non mancano anche per le barricate dell'ala cattolica della maggioranza, teodem del Pd in prima fila. Il testo del governo, approdato in commissione nel marzo 2007, si trasforma in testo base ai primi di dicembre, incassando una valanga di emendamenti. Il testo prevede la stipula davanti al giudice di pace o al notaio, la trascrizione in un apposito registro, i diritti e doveri dei contraenti, le agevolazioni in materia di lavoro, le decisioni in caso di malattia o di morte, il diritto di successione di locazione, in alcuni casi il diritto di eredità.

TESTAMENTO BIOLOGICO
Oltre un anno di discussione, 49 audizioni di esperti, medici e associazioni, 11 proposte di legge. La fine della legislatura cancella le speranze, peraltro flebili, di arrivare a breve ad una legge sul testamento biologico. Dopo tanto lavorare, la
commissione Sanità al Senato è ancora alla ricera del testo base. Troppe le posizioni irriducibili: dall'obbligo per il medico di seguire le volontà del paziente, all'inclusione di alimentazione e idratazione artificiali tra le terapie interrompibili. Additato come un grimaldello verso l'eutanasia da chi, nel centrodestra e nel centrosinistra, riflette più da vicino le posizioni delle gerarchie ecclesiastiche, prima ancora che della caduta del governo Prodi il testamento biologico è vittima delle profonde divisioni nell'Unione sui temi eticamente sensibili.

IMMIGRAZIONE
Dopo il via libera in consiglio dei ministri nel luglio 2007, la riforma della 'Bossi-Fini' sull'immigrazione si arena in commissione Affari costituzionali alla Camera. Da settembre ad oggi, la maggioranza arranca riuscendo soltanto ad adottare il ddl governativo come testo base. Il centrodestra, da subito, alza barricate a difesa di quella che considera una 'legge simbolo' del suo governo.

LEGGE SULLA DROGA
Altra riforma del centrodestra nel mirino dell'Unione, la nuova legge sulla droga che dovrebbe smantellare la Fini-Giovanardi non esce in realtà -seppure annunciata a più riprese dal ministro Paolo Ferrero- nemmeno dal consiglio dei ministri. Alla Camera, però, si lavora su diversi testi di iniziativa parlamentare, ma in pratica tutto si riduce a pochi passi nelle commissioni Giustizia e Affari sociali. In sostanza, tutto fermo alla discussione generale.

INTERCETTAZIONI
Il ddl Mastella sulle intercettazioni, approvato dalla Camera, si impantana al Senato. Tra accelerazioni e battute d'arresto, sui 26 articoli della legge -nelle ultime sedute in commissione Giustizia- si votano gli emendamenti ai primi 7 articoli.
Fortemente voluto dall'ex guardasigilli per frenare la diffusione sulla stampa delle conversazioni telefoniche che spesso hanno protagonisti i politici, il testo in commissione si appresta a subire corpose modifiche. Tra l'altro, il ddl prevede l'arresto (fino a 30 giorni) o l'ammenda (fino a 100mila euro) contro chi pubblica atti o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata la pubblicazione.

RIFORMA SISTEMA TV
Un tetto antitrust del 45% per i ricavi pubblicitari, passaggio al digitale terrestre di una rete Rai e Mediaset con successiva redistribuzione delle frequenze liberate e più poteri all'Agcom. Dopo quasi un anno di lavoro in commissione alla Camera (Cultura e Trasporti insieme), la riforma del sistema tv si arena in aula. Meglio, in aula nemmeno c'arriva: il ddl Gentiloni, infatti, è ancora 'in stato di relazione'. Non siamo, insomma, nemmeno in fase di discussione.

RIFORMA RAI

La riforma Rai, in commissione Lavori pubblici al Senato, si ferma di fatto il 9 gennaio, un mese fa, dopo l'ok al primo articolo. Ai primi voti dell'articolo successivo, i lavori si bloccano di fronte all'ostruzionismo del centrodestra (Fi da sola presenta 1.280 emendamenti). Il ddl del governo, assegnato in commissione il 29 maggio 2007, affida a una Fondazione la proprietà, la scelta delle strategie e dei vertici operativi della Rai. La Fondazione, nelle intenzioni del ministro Gentiloni, avrebbe dovuto garantire l'autonomia del servizio pubblico dalla politica.

LIBERALIZZAZIONI
Stop anche alla terza lenzuolata di liberalizzazioni (il cosiddetto Bersani-ter) volute dal ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, di cui si sta occupando da tempo la commissione Industria del Senato, approvata in prima lettura dalla Camera. Tra i provvedimenti principali, norme che riguardavano la trasparenza obbligatoria per chi eroga un servizio pubblico al cittadino, i rapporti con le banche (depositi 'dormienti', illegittimita' della clausola di massimo scoperto), assicurazioni auto, trasporti, telefonia mobile,internet, carburanti e gas, esercizi commerciali, editoria, farmaci e farmacie, semplificazione amministrativa, incentivi fiscali, trasparenza dei mercati, servizi idrici, piccole e medie imprese.

DOPPIO COGNOME
Poteva essere una rivoluzione nell'ambito del diritto di famiglia italiano. Il ddl sui cognomi dei coniugi e dei figli, licenziato dalla commissione Giustizia al Senato il 2 ottobre scorso, dopo un primo rinvio dell'aula nel maggio 2007, era stato di nuovo calendarizzato per l'assemblea il 22 gennaio di quest'anno. Nel nuovo testo si prevede la trasmissione ai figli non più solo del cognome del padre, ma anche di quello della madre. Doppio cognome quindi per legge, dando sempre la precedenza a quello paterno, ma con la possibilità, con l'accordo di entrambi i genitori, di stabilire un ordine diverso. Il ddl inoltre cancella la distinzione tra 'figlio legittimo' e' figlio naturale'. Le due espressioni vengono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: 'figlio nato nel matrimonio' e 'figlio nato fuori dal matrimonio'.

ECOREATI
La corsa finisce a pochi metri dal traguardo. La commissione Giustizia alla Camera, infatti, aveva ormai quasi completato l'esame del ddl che avrebbe dovuto inserire gli ecoreati nel codice penale, trovando anche la collaborazione e il voto di buona parte dell'opposizione. Il consiglio dei ministri aveva licenziato il testo lo scorso aprile. Il nuovo codice avrebbe previsto pene pesanti per i danneggiamenti al patrimonio naturale e archeologico, l'inquinamento, lo smaltimento di rifiuti tossici e nucleari. In commissione c'è già il via libera a tutti i reati previsti dal testo, mancano solo alcune norme di contorno. L'approvazione, insomma, non è centrata per un soffio. Segno del destino: già nella scorsa legislatura si mancò di poco l'ok all'introduzione dei reati ambientali nel codice penale.

DIVORZIO BREVE
Abbreviare i tempi del divorzio a un anno. E' questo l'aspetto più significativo del ddl che inizia il suo cammino al Senato in commissione Giustizia lo scorso 19 dicembre, dopo l'adozione del testo base. Dieci articoli che hanno buone possibilità di essere approvati in tempi rapidi visto anche il voto bipartisan sul testo base. Una discussione che sarebbe dovuta riprendere dopo il 22 gennaio, giorno in cui è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti. Una 'legge moderna che guarda all'Europa' per la maggioranza del centrosinistra (contrari i teodem), un 'grimaldello per sfasciare la famiglia' per diversi esponenti del centrodestra.

OMOFOBIA
Anche in questo caso, stop sulla soglia dell'aula. Frutto di uno 'stralcio' -deciso lo scorso ottobre alla Camera- dal più ampio ddl governativo sulla violenza sessuale, il reato di stalking e omofobia in commissione Giustizia ha vita dura scontrandosi con l'opposizione decisa del centrodestra (specie An e Lega) che non accetta di trasferire sul piano penale la nozione di 'identità di genere'. Ma fa parte dell'intesa raggiunta in maggioranza per assicurare il via libera da parte della sinistra radicale al decreto sicurezza, dunque in poche sedute (dopo settimane di fermo) ottiene il via libera. In aula, dove l'esame era programmato per fine gennaio, non muove un passo travolto dalla crisi di governo.

ENERGIA
Soccombono le misure per alleggerire i vincoli imposti dalle aziende distributrici di gas nei confronti di chi ha installato a casa un serbatoio Gpl per il riscaldamento. Niente da fare anche per i nuovi meccanismi di incentivazione per favorire la crescita delle imprese di distribuzione del gas. Il ddl Energia -targato Bersani- si era già 'perso' a Palazzo Madama. Niente da fare per obblighi relativi al servizio pubblico imposti alle imprese che operano nei settori dell'energia elettrica e del gas relativi alla sicurezza dell'approvvigionamento, alla regolarità e alla qualità delle forniture; quelle sull'offerta di energia elettrica e di gas a condizioni di mercato ai clienti degli ambiti sociali e territoriali. E così pure per incentivazione a nuovi gasdotti o nuovi terminali; riformulazione dei tetti antitrust all'import di gas dall'estero; strumenti finanziari derivati collegati ai mercati fisici dell'energia elettrica e del gas; promozione di operazioni di aggregazione territoriale delle attività di distribuzione.

DDL LANZILLOTTA
Il ddl Lanzillotta sul riordino dei servizi pubblici locali incontra al Senato un cammino irto di ostacoli. Lungo passaggio in commissione Affari costituzionali (il confronto inizia nella seconda metà del 2006), intermezzo in aula a dicembre 2007: l'assemblea rispedisce il testo in commissione, dopo che il governo scarta l'ipotesi di inserirlo nella finanziaria 2008. E dalla commissione il ddl non esce più. La legge del ministro degli Affari regionali avrebbe dovuto regolare e aprire la gestione dei servizi pubblici locali, esclusa l'acqua, al mercato.

fonte: www.articolo21.info

 

 

 

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