La rivoluzione dei Comuni rinnovabili

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Legambiente ha presentato il 19 marzo u.s. il suo rapporto annuale sullo sviluppo delle fonti pulite nel territorio italiano. Raddoppiano in un anno i Comuni italiani che puntano sull’energia pulita. Ad aver investito su solare fotovoltaico e termico, eolico, geotermia, biomasse, piccoli impianti idroelettrici sono oggi 3190 municipi, 1928 in più rispetto al 2007, nel cui territorio è installato almeno un impianto.

Questa crescita dal basso è fotografata dal rapporto Comuni rinnovabili 2008 di Legambiente, presentato a Roma, che evidenzia il ruolo da protagonista dei piccoli Comuni e segnala esperienze interessanti sia a nord che a sud. Sul totale dei Comuni rinnovabili, sono infatti 1664 quelli con meno di 5000 abitanti. Tanti gli impianti installati, di diversa taglia e fonte, con un autentico boom del solare fotovoltaico per il quale sono stati installati oltre 90 MW di pannelli.

In testa ai Comuni 100% rinnovabili c’è Dobbiaco (Bz) con 3248 abitanti, l’unica amministrazione a soddisfare completamente con energie pulite tanto il suo fabbisogno termico quanto quello elettrico. Il primato per il solare termico va a Selva di Val Gardena (Bz). Prato allo Stelvio (Bz) è il Comune migliore per il solare fotovoltaico. Catania e Prato sono quelli che hanno installato rispettivamente più pannelli solari termici e fotovoltaici sugli edifici pubblici. A queste amministrazioni è stato assegnato il premio Maurizio Caranza, per la maggiore diffusione di fonti rinnovabili.

Gli investimenti si traducono in risultati concreti: risparmio energetico, tagli in bolletta, all’inquinamento dell’aria e una progressiva autonomia energetica dei Comuni interessati. “La scommessa di questi territori si sta rivelando vincente sotto tutti i punti di vista - commenta Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente -. Per rispondere al fabbisogno energetico, perché già oggi sono centinaia i Comuni che producono più energia elettrica di quanta ne consumano. Ma anche per i cittadini, perché coloro che hanno installato impianti solari termici e fotovoltaici, che sono collegati a reti di teleriscaldamento, pagano bollette meno salate e respirano un’aria più pulita. Grazie a questi impianti si sono creati nuovi posti di lavoro, attirati nuovi servizi e creato nuove prospettive di ricerca oltre a maggior benessere e qualità della vita”.

Il dossier, giunto alla sua terza edizione e stilato grazie a un questionario inviato agli oltre 8000 Comuni italiani, riporta i processi di sviluppo delle fonti energetiche pulite nel nostro Paese, la distribuzione e il tipo degli impianti e delle fonti. Vediamo da vicino i risultati.

Dobbiaco vince la classifica dell’autosufficienza grazie al teleriscaldamento generato da un impianto a biomasse che riesce a coprire completamente il proprio fabbisogno termico e quello del Comune di San Candido, e con gli impianti fotovoltaici e miniidroelettrici che rispondono alla domanda d’elettricità. Ma le rinnovabili sono già un’alternativa concreta al fabbisogno energetico in 188 Comuni, dove il riscaldamento, l’acqua calda per usi sanitari, l’elettricità vengono prodotti interamente da fonti pulite. 172 sono quelli autosufficienti nella produzione di energia elettrica, grazie al solo contributo di eolico e mini idroelettrico; 16 quelli che riescono a soddisfare completamente il fabbisogno termico delle famiglie grazie al teleriscaldamento da rinnovabile.

I Comuni del solare sono 3185, ben 2285 in più rispetto allo scorso anno, con una prevalenza di piccoli Comuni. Sono 25 le amministrazioni locali che hanno già raggiunto l’obbiettivo dell’Unione Europea di 264mq/1000 abitanti per il solare termico al 2010; il miglior risultato è di Selva di Val Gardena con 2400 mq di pannelli solari termici e una media di 955 mq di pannelli istallati ogni 1.000 abitanti, che supera di gran lunga il target Ue.

Per il solare fotovoltaico il primato va a Prato allo Stelvio, che con oltre 1.111 kW installati riesce a soddisfare oltre il 76% del fabbisogno elettrico dei residenti. La maggior diffusione di pannelli solari nell’edilizia comunale è invece stata raggiunta da grandi Comuni. Catania è in testa per il solare termico installato sugli edifici pubblici, con oltre 1400 mq. Con 598 kW di pannelli fotovoltaici installati in 23 scuole, il Comune di Prato vince per il solare fotovoltaico sugli edifici comunali.

I Comuni dell’eolico sono 157. Tra questi, 128 producono più energia di quanta ne consumano e sono quindi già teoricamente autonomi. La potenza installata è di 2819 MW, con 644 MW in più rispetto al 2007. Riesce a soddisfare il fabbisogno elettrico di due milioni e 225 mila famiglie.

In crescita anche i Comuni della biomassa, che sono 306 (233 in più rispetto al 2007), con una potenza totale installata di 770 MW. Grazie a questi impianti, secondo i dati del Gse (Gestore servizi elettrici) si sono prodotti 3.828 GWh nel 2006 pari al fabbisogno elettrico di 1 milione e 531mila famiglie. Novità dell’edizione 2008 del rapporto Comuni rinnovabili un capitolo dedicato al teleriscaldamento, che per le biomasse rappresenta uno scenario in forte crescita. Sono 267 i Comuni in cui sono installati impianti da teleriscaldamento, tra questi 217 utilizzando biomasse vere e riescono a soddisfare larga parte del fabbisogno di riscaldamento e acqua calda sanitaria locali.

I Comuni della geotermia sono 28 per una potenza installata pari a 792 MW, 10 Comuni e 30MW in più rispetto al rilevamento dello scorso anno. Secondo il Gse, grazie a questi impianti si sono prodotti 5.527 GWh nel 2006 pari al fabbisogno elettrico di 2milioni e 210mila famiglie. La produzione elettrica per gli impianti geotermici è storicamente localizzata principalmente tra le Province di Siena, Grosseto e Pisa. In forte diffusione sono gli impianti a bassa entalpia, ossia quelli che sfruttano lo scambio termico con il terreno e che vengono abbinati a tecnologie sempre più efficienti di riscaldamento e raffrescamento.

I Comuni del mini idroelettrico (fino a 3 MW) sono 114. La potenza totale installata è di 72 MW, in grado di produrre circa 288 milioni di kWh/anno pari al fabbisogno di energia elettrica di 115.200 famiglie.

I numeri mostrano come le opportunità per rinnovare la politica energetica dell’Italia (che dipende attualmente dall’estero per il 90% della propria bilancia energetica), liberandola progressivamente dalla dipendenza dalle fonte fossili, siano nelle mani del territorio. E come questo stia dando prova di saperle sfruttare. E’ da qui che parte la risposta alla Ue, impegnatasi a ridurre le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020, a ottenere il 20% di risparmio nei consumi e il 20% di energie rinnovabili consumate.

“Questi obiettivi, vincolanti, richiederanno al nostro Paese un grosso sforzo di riconversione - continua Edoardo Zanchini - ma la scommessa vinta dai territori è la prova che la sfida europea è a portata di mano. L’Italia deve puntare su un modello di generazione distribuita con un forte ruolo delle fonti pulite. E’ una prospettiva che può avere un effetto straordinario non solo sulla riduzione dei consumi e delle importazioni di fonti fossili, ma anche in termini di innovazione e creazione di posti di lavoro”.

Per promuovere e realizzare politiche energetiche sostenibili e raggiungere la progressiva autonomia energetica dei territori, il problema è uno solo: la normativa. Siamo il Paese in Europa con le migliori opportunità d’investimento nelle rinnovabili e quello in cui è più complicato realizzare i progetti. Occorre semplificare le procedure per l’approvazione e la realizzazione degli impianti. Ogni Regione ha, infatti, un quadro normativo diverso (e spesso ostile nei confronti dei progetti) perché non sono state emanate le Linee Guida per l’approvazione dei progetti di impianti da fonti rinnovabili previste dal DL 387/2003.

Per Legambiente, bisogna inoltre avere il coraggio di introdurre l’obbligo di un contributo minimo delle fonti energetiche rinnovabili, per il fabbisogno termico ed elettrico, in tutti i nuovi interventi edilizi. Possibile che in un Paese come l’Italia ci sia un quarto dei pannelli della Grecia e un decimo della Germania? E’ evidente che manca una chiara direzione di marcia che spinga un settore di mercato a orientarsi in questa direzione, e che arrivi a coinvolgere il settore edilizio e dell’impiantistica termica ed elettrica.

fonte: Legambiente

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