Il gioco dell'oca della privacy

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Sarà capitato anche a voi di trovarvi in un ufficio pubblico o privato per richiedere un certo dato personale di un cittadino e sentirvi rispondere una sola parola: "privacy", più o meno pronunciata nella sua lingua originale. Di norma dopo l'ammutolimento o qualche balbettio sul nostro buon diritto giriamo i tacchi e torniamo da dove siamo venuti. E' bene sapere che il termine, usato in questo paese con la perentorietà di chi tratta i dati sensibili a seconda della sensibilità con cui si sveglia al mattino, non sempre viene usato a proposito ma può venir buono all'addetto per scrollarsi di dosso una scocciatura, archiviando così il proprio dovere nell'essere tenuto a fornirvi l'informazione. I dati sensibili sono quelli personali idonei a rivelare l'etnia, le convinzioni religiose, le opinioni politiche, l'adesione ad associazioni, l'appartenenza a organizzazioni e affini, lo stato di salute, la vita sessuale e tutto ciò che potrebbe ledere la sensibilità del cittadino specie per l'uso che se ne potrebbe fare. Da qui la parte lesa può tutelarsi rivolgendosi al garante. Conoscere il reddito di un cittadino a mezzo web, come da elenchi da sempre pubblici, depositati nelle agenzie e nei comuni di residenza del contribuente, esonererebbe l'italiano dallo sciropparsi code, perdite di tempo e umori di pigri impiegati. L'avere deliberatamente inserito in rete questi elenchi è ora al vaglio del garante della privacy che, sollecitato dalle contumelie piovute da più parti, ha sospeso il servizio in web allo scopo di valutare se siano stati rispettati i metodi d'azione prescritti dalla legge che tutela i dati sensibili, ovvero sarà valutato se Visco ha rispettato i canoni nel rispetto della protezione della loro pubblicità, del loro uso e del loro fine. Fatto salvo questo principio ci tocca entrare, però, in un altro.

La natura del sapere quanto ci sia in “cassa”, in una nazione/stato di diritto che opera nel e per il bene comune, è dato dal reddito poiché ciascun cittadino paga le tasse in proporzione a quanto guadagna ed è per questo che il nostro Paese mette a disposizione di qualunque cittadino gli elenchi dei contribuenti e il loro reddito. Molti non ne sono a conoscenza e così appena si è saputo che questi elenchi sono finiti in web sono partiti strali micidiali da più direzioni e alcune di queste, confessiamo, ci hanno destato qualche stupore. All'insegna del “fatta la legge trovato l'inganno” un buon 45% di italiani si è indignato non poco perché ritiene intollerabile che chiunque possa vedere i fatti suoi. I più filosofi si sono spinti nelle menti di criminali così agevolati nel meglio scegliere chi rapinare o sequestrare, nelle menti dei mafiosi taglieggiatori e altre fantasie più o meno rocambolesche, dimenticando che la denuncia dei redditi non è il Dna del contribuente, ma un'autocertificazione di questo. Per quanto riguarda poi il ritenere che ciò che si guadagna siano solo fatti propri nutriamo dei severi dubbi dato che è proprio in base ai redditi che si possono preventivare le priorità dei bisogni e delle necessità fino a giungere al superfluo, della cooperativa di servizi chiamata Italia.

In Europa e nei paesi cosiddetti civili il termine trasparenza viene ritenuto indispensabile e insostituibile ogni qual volta si intravedono possibilità di opacizzazione degli interessi del bene comune. Se poi l'esistenza della trasparenza autorizza qualcuno ad arrogarsi la facoltà di commettere peccati più o meno veniali contro talaltro, subentra la garanzia di protezione nei confronti di chi viene leso. Il fatto che l'Italia non abbia né quella trasparenza, né la garanzia di essere tutelato, spinge la maggioranza a rifiutare aprioristicamente qualunque mezzo a tutela del bene comune al fine di salvaguardare la sola possibilità di arrangiarsi per tutelare il bene proprio. Potremmo liquidare il tutto con un mea culpa per essere affetti da contorsioni mentali complicatrici di affari semplici e semplificatrici di affari complessi ma, in onore della trasparenza, ci pare corretto addossare molte delle nostre colpe al sistema legislativo in nostro possesso più simile a un perverso e infinito gioco dell'oca senza vinti e vincitori, piuttosto che garante dei nostri diritti e doveri.

fonte: Megachip

 

 

 

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