La Politica, l'antipolitica e gli incazzati

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In piazza Navona non c'ero e, a questo punto, me ne dispiaccio molto. Le mie fonti d'informazione sono le cronache che arrivano qua, sul Bosforo, Megachip di Giulietto Chiesa e qualche agenzia di stampa che uno legge (nel mio caso) per guadagnarsi lo stipendio. Leggo, sento, vedo la tv ed ho l'impressione che quella piazza romana sia stata qualche cosa di più movimentato ed eversivo di quanto è accaduto qui ad Istanbul qualche giorno fa, di fronte al consolato Usa...

Da queste parti i fatti si misurano brutalmente sulla conta dei morti, da voi (leggo, sento e vedo), a fare massa, a dimensionare il fatto, sono le polemiche che lo seguono. Stando così le cose, bel casino che avete combinato in piazza Navona!

Ma che cavolo è accaduto realmente? Tutti ad esecrarvi, a condannarvi, a prendere le distanze. Tante opinioni e non una sola “cronaca” per aiutare a capire! Vado per deduzione. Travaglio, che il suo veleno lo distilla inanellando i fatti nudi e crudi, lo racconta -in polemica col suo stesso direttore- sull'Unità. Chi è che ha “vilipeso” il Presidente Napolitano o Benedetto XVI? è la domanda. La speranza di una Presidenza della Repubblica con maggiore forza di garanzia mi pare un'invocazione legittima, anche se io considero Giorgio Napolitano un eccellente Presidente. L'immaginare il Papa più impegnato sulle questioni spirituali del cattolicesimo che sulle questioni politiche interne italiane, mi pare altrettanto legittimo e personalmente condivisibile.

E allora? Non è piaciuta la forma della satira di Sabina Guzzanti o i soliti toni gridati di Beppe Grillo? Questione di gusti. Libera satira e libera critica alla satira fa libero lo stato. O forse non è piaciuta alla “Politica” la carica di “antipolitica” di quella piazza? Fuochino, dicevamo da bambini, salvo l'aver usato le parole sbagliate. Politica o antipolitica: non è vero. Quella che io vedo (da lontano) non mi pare corretto definirla “Politica”, sicuramente non con la maiuscola, quindi, quella di piazza Navona non può essere chiamata “antipolitica”. Neppure Di Pietro è “antipolitico”, anzi, è figlio diretto della “politica” minuscola di oggi. Non vorrei ricordare male, ma la scelta di alleanza esclusiva del Pd con l'Italia dei Valori ci fu presentata come scelta politica preveggente. Come strategica ci era stata raccontata la rottura con la “sinistra radicale”. I conti in Parlamento mi dicono altre cose.

I soliti maledetti fatti che si ostinano a contraddire tante illuminate opinioni. Rimanendo in piazza Navona (dove non c'ero), mi verrebbe da dire, come Lidia Ravera, “ Mi viene il sospetto di non essere stata presente, dalle 18 alle 21 e 30, alla stessa manifestazione di cui parlano i giornali”. Continuando a non capire, leggo su Micromega di un sondaggio condotto da Renato Mannheimer secondo cui circa il 30 per cento degli italiani ha giudicato positivamente la manifestazione di piazza Navona. Considerando il racconto mediatico che ne è stato fatto, come ha osservato Paolo Flores d'Arcais, è un dato clamoroso. Tutti “antipolitici”? Non credo proprio.
Io non sono “antipolitico”. Contraddirei i 40 anni della mia vita adulta. Forse intendo le forme della Politica (maiuscola) in modo diverso da Travaglio, o dalla Guzzanti o da Grillo e Di Pietro. Per fortuna e ricchezza di questo Paese. Sicuramente intendo la Politica in modo sempre più diverso e distaccato dall'attività di chi ufficialmente è addetto alla politica oggi, maggioranza o minoranza che sia. Dal che, il barlume di un'idea: la piazza Navona, rifiutata dalla politica-minuscola, era piena di gente che, in modo certo contraddittorio, voleva semplicemente tornare ad una Politica-Maiuscola. Gli “incazzati della politica”, potremmo chiamarli, lasciati talmente soli da avere in Berlusconi (grazie Presidente), la sola motivazione forte in grado di richiamarli in piazza.

Fonte: Megachip

 

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