Di Pietro alla riscossa

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Antonio Di Pietro"Noi vogliamo che il principio della legge uguale per tutti, tracciato dai nostri padri costituenti, sia reintrodotto" con questa dichiarazione l'Italia dei Valori propone un referendum contro il Lodo Alfano. Arturo Parisi ha già dichiarato: Io firmerò.

Nuova iniziativa dell'onorevole Antonio Di Pietro che, accompagnato da una trentina di esponenti dell'Idv, si è presentato alle 10 di stamani (30 luglio, ndr) alla Corte di Cassazione, presso il Ministero della Giustizia, per avviare le procedure di una consultazione popolare per l'abrogazione del Lodo Alfano.

"Crediamo che questa legge sia ingiusta", ha dichiarato Di Pietro, "ingiustificata e immorale a prescindere dal fatto che sia costituzionale o meno". Il leader dell'Idv rincara la dose: "Noi riteniamo che sia necessario sapere prima se Berlusconi è un mascalzone o una persona perbene, non dopo che ha governato, dopo che magari si è fatto gli affari suoi. Ecco perché teniamo a mettere nelle mani dei cittadini questo quesito". Ha poi spiegato che "con molta determinazione depositiamo oggi questo quesito e nei prossimi tre mesi raccoglieremo le firme necessarie perché gli italiani siano chiamati a dare un responso: se la legge è uguale per tutti meno che per i soliti furbacchioni".

Davanti ai microfoni di Sky Tg24, Antonio Di Pietro ha poi rilasciato ulteriori dichiarazioni circa il governo Berlusconi: "Oggi si fanno le leggi a proprio uso e consumo. Domani si espropria il Parlamento delle sue funzioni. Dopodomani si dice che la magistratura è delinquente. Il giorno successivo si dice che il Csm va mandato a casa e alla fine si arriva alla dittatura senza che nessuno se ne accorga".

L'iniziativa dell'Italia dei Valori trova appoggio in Arturo Parisi (Pd), che afferma: "E come potrei non firmarlo? Dopo tutto quello che abbiamo detto in Parlamento contro il Lodo Alfano avrei preferito che lo avesse promosso il mio partito". Anche Carlo Leoni, della segreteria nazionale del Pd, ha dichiarato: "Un referendum abrogativo della legge Alfano è sicuramente necessario. Abbiamo deciso di sostenerlo fin dal congresso di Chianciano del giugno scorso".

Da parte della maggioranza arriva puntuale il commento di Giuseppe Consolo, vice presidente della Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio, che dichiara: "La totale insensibilità di Di Pietro e soci nei confronti delle argomentazioni della Consulta, non a caso condivise dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è purtroppo cosa nota. Insensibili al diritto, Di Pietro e l'Idv, come direbbero a Roma, comunque ‘Nun ce vonno sta'. Da parte nostra, comunque, continuiamo a cambiare l'Italia in meglio".

Il referendum, però, preannuncia di diventare anche motivo di discussione e terreno di sfida per la sinistra in vista delle Europee. Intuibile questo ulteriore obiettivo dalle parole dello stesso Di Pietro: "Molti esponenti e soprattutto molti elettori democratici saranno disponibili a raccogliere le firme".

È evidente il desiderio del leader dell'IdV di mettere il Partito democratico nella scomoda situazione di dover scegliere tra la riforma della magistratura voluta dal Governo Berlusconi e la possibilità di perdere consensi nell'area giudizialista. Il gruppo dirigente del Pd, attraverso Beppe Fioroni (Pd), fa sapere che il problema reale non è l'abrogazione del Lodo Alfano, bensì "risolvere l'emergenza che assilla i cittadini, risanando la macchina giudiziaria, assicurando garanzie e certezza della pena". Marco Follini (Pd), invece, si rivolge al leader del Pd, Walter Veltroni, chiedendogli di "assumere una posizione netta contro il referendum perché stavolta non reggeranno i ‘ma anche'. Se lo facessimo, contribuiremmo a costruire un monumento al Cavaliere. Dobbiamo rompere la tenaglia: non si può lasciare a Berlusconi la bandiera dell'innovazione sul fronte della giustizia", ha dichiarato Follini, "né consentire a Di Pietro di fare l'incantatore di serpenti con il nostro elettorato. Dobbiamo accettare la sfida della riforma in Parlamento e lì giocare le nostre carte". A questo proposito, Veltroni non si è ancora pronunciato. Durante l'ultima riunione del governo ombra, aveva dichiarato che "della riforma si potrà discutere, a patto che non si parta dai problemi dei politici".

Le contrarietà sull'iniziativa dell'Idv si notano anche nelle parole di Nicola Latorre (Pd) che a riguardo della consultazione dipietrista, ha dichiarato: "Ne discuteremo nel partito, ma a mio avviso dobbiamo valorizzare il ruolo delle Camere, non dequalificarlo. E l'uso improprio del referendum concorrerebbe allo svilimento della funzione parlamentare". Mentre Di Pietro continua la sua battaglia, Rosy Bindi (Pd) afferma: "Tra rendere più agguerrita una minoranza e aspirare a svegliare la maggioranza del Paese, noi puntiamo sulla seconda opzione". Sia l'esponente prodiano, Franco Monaco (Pd), sia Furio Colombo (Pd) non mettono il sigillo sull'iniziativa referendaria, ma quest'ultimo afferma: "Prima però voglio discuterne nel partito e con Di Pietro"

Intanto, il Consiglio Superiore della Magistratura invita il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ad adottare delle "iniziative legislative opportune per fronteggiare" una situazione di emergenza derivante dalla riforma dell'ordinamento giudiziario che vieta la destinazione, nelle funzioni di Pm, dei magistrati di prima nomina. A seguito di questa disposizione risultano vacanti 86 posti da Pm su un totale di 660. In particolare, queste assenze sono pesanti nelle Procure del sud Italia. Sia l'emergenza sia la richiesta di un intervento da parte del Guardasigilli sono state rese note stamani, a Palazzo dei Marescialli, dal consigliere, Fiorella Pilato.

Fonte: Aprileonline

 

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